Ribelle ad ogni regola e in polemica con ogni forma di aulicità accademica, Erik Satie
fu avverso al Romanticismo, all’Impressionismo e in genere alla musica “dotta”, cui
contrappose una “musique de tapisserie” che risponde a postulati estetici del tutto
innovativi.
In nome di un assoluto oggettivismo intellettualistico, rifiutò con convinzione ogni
connotazione emozionale e sentimentale; frequentò gli ambienti bohémiens di
Montmartre ed i cabarets, suscitando l’interesse di Picasso, Diaghilev e Cocteau, con
il quale sarebbe divenuto, nel 1918, l’animatore del gruppo musicale parigino detto
“dei Sei”.
Il carattere polemico e contestatario delle sue composizioni si manifesta, oltre che
nei titoli assolutamente originali (come “3 pezzi in forma di pera” o “Cose viste a
destra e sinistra senza occhiali”), anche nelle sottili e mordaci “didascalie” spesso
dissacratorie che accompagnano le composizioni stesse e che sono un esempio del
prezioso “calligrafismo” dell’Autore.
Sin dal 1887 – aveva solo 21 anni – si interessò alla teosofia e al movimento della
Rosa+Croce, affascinato dal profondo misticismo che ne emanava, nonché dalla
figura del suo capo e “sacerdote”, Josephin Peladan.
Il secolo XIX è infatti caratterizzato in Francia dal rifiorire del movimento
rosacruciano, che fece nascere numerosi Ordini e Società, molti dei quali, assorbiti
dal Gr∴ Or∴ di Francia, diedero vita a loro volta alla Massoneria occultista francese.
Fra tali Ordini, particolarmente serio ed importante appare l’Ordine della Rosa+Croce
del Tempio del Graal, o della R+C cattolica, fondato nel 1890 dal già citato Peladan e
di cui Satie sarebbe divenuto il musicista ufficiale.
Peladan era stato in un primo tempo membro dell’ordine Kabbalistico della R+C
fondato da Stanislao de Guaita e Papus. Costoro si erano avvicinati alla Massoneria
ed erano stati ricevuti, in qualità di dirigenti del loro Ordine, dal Gran Consiglio dei
Riti, con gli onori riservati ai 33∴. Ma nel 1890 Peladan si separò dal Gr∴ Or∴,
adducendo delle strane argomentazioni: la sua famiglia si riallacciava ad una dinastia
babilonese e lui stesso ne avrebbe ricevuto poteri di mago, nonché il titolo di “SAR”
che in antico mesopotamico significa “Re”.
“Motu proprio”, egli si proclamava quindi gran Maestro del nuovo Ordine da lui
fondato. È questo il momento in cui egli fa la conoscenza di Satie, allora pianista al
cabaret “Le chat noir” di Montmartre, ed intuisce subito le straordinarie capacità
musicali ed umane del giovane. Gli propone quindi di entrare a far parte dell’ordine.
Satie, famelico di “conoscenza” e privo di grandi relazione, vide in tale offerta la
possibilità di dedicarsi ad un’arte più interessante che non quella del cabaret e noi
dobbiamo a questa fortunata circostanza alcune delle sue migliori pagine. Compose
infatti con questo spirito ed in questa temperie culturale d’impronta mistica tutte le
sue musiche di stampo esoterico: si tratta delle 3 “Gnossiennes”, del Preludio per
l’Iniziazione e delle 3 “Sonneries de la Rosa+Croix”, composte tutte nel 1890, lo
stesso anno, cioè, in cui Peladan aveva fondato il suo Ordine.
Per quel che riguarda le “Gnossiennes”, è evidente come già nel titolo – difficilmente
decifrabile da parte dei profani e perciò stesso definito “strano” – sia facilmente
rintracciabile la radice etimologica della parola greca γνωσις = conoscenza. Le tre
brevi composizioni esprimono in modo del tutto originale e personale, ma
sinceramente convinto, di accostarsi alla conoscenza e di percorrerne il cammino
attraverso la musica. Le didascalie che accompagnano i pezzi, poi, non fanno che
confermare tale tesi; esse vanno infatti chiaramente interpretate in chiave esoterica:
“Domande” – “Interrogandosi ed interrogando” – “Passo dopo passo” – “Spingendosi
sempre più lontano” – “Soli con se stessi”, ecc. Spesso la stessa frase musicale
viene ripetuta due volte; in tal caso, la prima frase proposta porta la dicitura “Con
orgoglio” e l’indicazione dinamica di “forte”, mentre la seconda porta la significativa
dicitura “Con grande umiltà” e l’indicazione dinamica di “piano”. Il ritmo
prevalentemente quaternario delle composizioni simboleggia i 4 elementi della
materia, dalla quale bisogna alchemicamente evolvere, mentre le scale usate sono di
chiara provenienza orientale.
Tutto questo è espresso nello stile musicale tipico di Satie, disimpegnato ed
originale, antitradizionalista e spregiudicato, venato ora di sottile umorismo, ora di
nostalgica malinconia.
Da notare ancora che in questi pezzi non è segnata alcuna indicazione di tempo, né
le battute; vi compare soltanto, all’inizio, un’indicazione orientativa, come “Lento”,
“Andante” o “Grave”. È quindi compito dell’esecutore intuirne ed interpretarne
l’andamento agogico.
* * *
Il Preludio dell’Iniziazione è ambientato, come Satie stesso evidenzia nel sottotitolo,
“nella Sala bassa del Grande Tempio”. L’indicazione agogica iniziale è “Con
profonda calma”; le successive didascalie sottolineano i diversi momenti del rito, che
sono i seguenti:
1) Il Grande Tempio è in attesa dell’iniziando; vi domina un’atmosfera sacrale,
ieratica, di profondo raccoglimento, espressa da lenti accordi in successione.
2) L’iniziando è solo con se stesso nel Gabinetto di riflessione; la didascalia
sottolinea infatti: “Con solitario coraggio”.
3) L’iniziando viene introdotto nel Tempio; una serie di accordi, pervasi di profondo
misticismo, si succedono lenti ed austeri, per sottolineare la solennità del momento.
4) La didascalia dice: “Con affetto ed affabilità”. Tale espressione sembra
evidenziare il tono umano pacato con cui il M∴V∴ si rivolge all’iniziando.
5) Un’altra serie di accordi accompagna la solenne cerimonia dell’iniziazione.
6) La parte conclusiva del pezzo esprime la gioia dei presenti per l’ingresso del
nuovo Fratello, venuto ad arricchire le colonne del Tempio.
I tre colpi rituali concludono solennemente la cerimonia e la composizione.
* * *
Le 3 “Sonneries de la Rose+Croix” furono espressamente composte per il rito
dell’ordine cui Satie apparteneva, rito nel quale esse sottolineano i momenti più
significativi. L’Autore vi premise una dedica firmata di suo pugno e seguita da due
segni di croce legati fra loro. Dice la dedica: “… Io offro quest’opera ai miei Fratelli, né
aspiro ad alcuna gloria personale nel far ciò. Invoco su di me la misericordia del
Padre, creatore delle cose visibili ed invisibili, e la protezione della Madre Augusta
del Redentore, Regina degli Angeli. Possa l’indignazione di Dio ricadere sui superbi e
sugli empi…”.
L’ordine della Rosa+Croce le fece stampare ad inchiostro rosso, con il divieto che
venissero eseguite al di fuori del Tempio, salvo un permesso eccezionale del Gran
Maestro. Esse sono, in successione: Aria dell’Ordine – Aria del Gran Maestro – Aria
del Gran Priore.
Nell’Aria dell’Ordine non compare alcuna didascalia; spicca soltanto l’indicazione
agogica iniziale: “Lento e solenne”. L’omissione della didascalie fu voluta dall’Autore,
allo scopo di presentare l’Ordine in tutta la sua solennità e dar modo a ciascuno di
viverne l’atmosfera sacrale.
L’Aria del Gran Maestro porta come sottotitolo “Le Sar J. Peladan”, che tale
importante carica ricopriva, come sappiamo, all’interno dell’Ordine. L’indicazione
agogica iniziale, “Calmo e profondamente dolce”, suggerisce già l’atmosfera del
pezzo, che consta di 4 momenti diversi, evidenziati dalle didascalie:
1) Il Gr∴ M∴, dall’alto del suo trono, parla ai Fratelli riuniti nel Tempio con dignità e
solennità pacata, come si addice alla sua carica: ammonisce, consiglia, redarguisce,
spandendo intorno a sé un senso di serena sicurezza. L’uditorio è in deferente
ascolto.
2) il Gr∴ M∴ cammina fra le colonne ed il suo incedere è dignitoso e solenne come
le sue parole, sottolineato musicalmente da una serie di accordi in successione, a
mo’ di corale, che suggeriscono un senso di profondo misticismo.
3) Tornato ad assidersi sul trono all’Oriente, egli si congeda dai Fratelli, parlando con
affabile dolcezza; Satie usa a questo punto la stessa frase melodica che all’inizio, ma
trasporta tutto di un’ottava più in alto, segna un “pianissimo”, invece che il “forte”
iniziale e sottolinea “sans sécheresse”.
4) Il Gr∴M∴ esce dal Tempio accompagnato da accordi solenni. I tre colpi rituali
concludono il brano musicale.
L’Aria del Gran Priore, che conclude le “Sonneries”, è dedicata al Conte Antoine de
la Rochefoucauld. Essa portava come titolo originario “Air de l’Archonte”, poiché de
la Rochefoucauld era in quegli anni “Arconte” – cioè protettore – delle Belle Arti.
Come tale, era solito organizzare interessanti serate musicali, esposizioni, mostre,
ecc. In collaborazione con Peladan, aveva infatti allestito, presso la Gallerie DurandRuel,
un’esposizione artistica chiamata “Salon de la Rose+Croix” che aveva riscosso
molto successo. Solo in un secondo tempo il titolo della composizione fu mutato in
“Aria del Gran Priore”.
Nel pezzo domina un tono eroico, grandioso, ma scevro da qualsiasi intento
pretenzioso. Le didascalie sottolineano peraltro il carattere che Satie ha voluto
imprimere al brano; esse dicono infatti: “Con deferenza”, “con rispettosa pietà” (nel
senso latino di “pietas”, cioè “religiosità”); “Evitare qualsiasi esaltazione sacrilega”;
“Senza orgoglio” ecc. Anche questa composizione si conclude con i 3 colpi rituali,
espressi da 3 accordi nella tonalità di Re Maggiore.
In tutte e tre le “Sonneries” le frasi musicali sono costruite prevalentemente su ritmi di
3 – 5 – 7 – 11, secondo le leggi dell’Aritmosofia di chiara origine KabbalisticoRosacruciana.

tratto da : http://www.massoneriascozzese.it/musica_e_massoneria.htm

Meditazione nella Sala dei Passi Perduti