Si sono 56 anni di vita massonica e felice di festeggiarli con Voi tutti.

Prima di descrivere le impressioni riportate in questi anni di vita massonica, è opportuno che io faccia un breve preambolo  sul concetto di “Massoneria” da me avuto nella mia gioventù. Questo per spiegare le ragioni che hanno motivato la mia decisione a farne parte.

Durante la mia adolescenza, avevo avuto occasione di partecipare a discussioni fra studenti, con opinioni negative o positive, sul simbolismo, i riti e le concezioni umanistiche della Libera Muratoria.

Sin d’allora era un argomento che mi affascinava, ed il mio intendo era stato di trovare la giusta strada per poter far parte di una schiera di persone che io giudicavo meravigliose. Dovetti però recedere, perché mi accorsi che i vicoli che portavano alla Massoneria erano assai difficili e tortuosi. Me ne rimase il desiderio e l’illusione. Per me era come la Fata Morgana: irraggiungibile.

L’età, gli incarichi profani, le vicende familiari, cancellarono definitivamente questo mio sogno giovanile. Tuttavia nel marzo del 1959, tramite mio zio Augusto Mulè 33° che mi stava seguendo e osservando da qualche tempo,(Come dopo ho saputo)  ecco il miracolo inatteso la Massoneria cercava me, semplice uomo, senza grandi qualità né meriti e non capivo perché.

Vinto il primo sgomento, superato lo stupore accettai con orgoglio  di far parte di questa grande famiglia.

Il 7 Dicembre del 1961 fu il giorno  della mia Iniziazione nella R. L. Stamira all’Oriente di Ancona della Gran Loggia D’Italia degli ALAM Obbedienza di Piazza del Gesù Palazzo Vitelleschi. Tale data non potrò mai scordare, perché oltre al privilegio di essere stato accolto e nominato fratello Apprendista personalmente dal  Gran Maestro Giovanni Ghinazzi, ha segnato l’inizio di una mia nuova impostazione di vita.

Per questo desidero descrivere le più importanti sensazioni provate nel corso di quella sera.

Ho avuto altri giorni felici durante la mia esistenza. Ad esempio il giorno del mio diploma e l’ammissione all’Accademia Navale di Livorno, perché furono   piccole conquiste sociali. La celebrazione del mio matrimonio avvenuto nello stesso anno (27 Dicembre 1961). Ma essendo tutte di carattere profano non mi hanno potuto dare la gioia spirituale provata il 7 Dicembre. Soltanto un avvenimento posso paragonare alla felicità di quel giorno: la nascita dei miei 4  figli ed il loro arrivo, nel mondo, mi rese tanto felice perché con la mia adorata Compagna  avevamo dato vita a creature che entravano a far parte della nostra famiglia. Ugualmente mi sono sentito nel giorno della mia iniziazione: una creatura nuova, che la Massoneria dava alla luce.

Sono due episodi concettualmente simili,anche se diversi ( nel primo caso io fui padre; nel secondo divenni figlio). Ma per entrambi fu la forza generatrice: L’AMORE.

Quante emozioni ho provato al mio ingresso nel Tempio! Fu il gabinetto di meditazione, non tanto per il suo significato filosofico di Vita e di Morte, ma per  paragoni ed impressioni che mi ha ispirato. Mi colpirono le pareti dipinte di nero, sulle quali spiccavano disegni simbolici. Il “ nero”, invece di incutermi un senso di paura, mi infuse una profonda pace perché  mi fece subitamente rammentare quanto un Amico Medico, che si dedicava agli studi profani della medicina Orientale, mi disse il “nero” fa parte della filosofia medica cinese che significa “ inverno “.Dopo l’inverno viene la primavera, e poi viene l’estate.

Dopo la morte viene la resurrezione e poi la luce.

E fu nel gabinetto di riflessione, per quanto avevo appreso dall’Amico Medico, che rilevai molte similitudini e parallelismi fra la Massoneria e la filosofia cinese, a tal punto da definire i cinesi potenzialmente “ massoni”.

Da qualche libro ho appreso che l’Antica Muratoria esisteva già nell’età egizia. Non ho trovato alcunché riguardo la  Cina e solo durante il Festival di “Catena” di Versailles ho avuto il piacere di sentire l’accenno fatto dalle Sorelle francesi, tedesche e olandesi sul dualismo Tao. Eppure, secondo me, esiste una grande affinità ideologica fra la filosofia massonica e quella cinese. La Libera Muratoria, infatti,concentra sulla forza del Grande Architetto dell’Universo; la medicina cinese, secondo quanto affermato dal mio Amico, concentra tutto su un’unica energia detta Potenza Suprema del Cosmo.

Della mia Iniziazione ricordo alcune frasi lette dal maestro Venerabile al momento in cui mi dichiarava apprendista: “ fai agli altri tutto il bene che vorresti altri facessero a te”; “ la libertà è il dovere di compiere e di non compiere atti secondo la determinazione della propria volontà” “ la virtù è la forza di fare del bene”.

Se rammentassimo sempre queste parole nei nostri momenti di egoismo profano, quanto bene potremmo fare all’umanità!Queste frasi in definitiva rispecchiano i concetti della nostra religione e noi massoni abbiamo il dovere di rispettarla nel miglior modo possibile. Infine desidero ancora rammentare l’ultimo atto in cui mi venne tolta La benda dagli occhi. In quell’istante trovai veramente la “Luce Spirituale”. Perché riconobbi tra i presenti alcune persone amiche e  che stimavo nella mia vita profana. Ebbi subito un senso di sicurezza e di fiducia. Mi  avvicinai al Maestro Venerabile percorrendo un tratto di pavimento a quadri bianchi e neri, e anche qui riscontrai un dualismo:

Bianco  uguale bene; nero uguale male.

Mi inginocchiai per stipulare il giuramento. Per me questo è stato l’attimo più commovente di tutta la cerimonia. Presi coscienza che la mia vita stava cambiando, che il legame fra me e i miei fratelli diventava indissolubile e che il giuramento firmato mi legava alla Massoneria fino alla morte, a costo di rinunciare alla mia vita per essa.

Ed ora mi domando: perché mi trovo bene nella Massoneria malgrado alcune amarezze? Perché nel Tempio vivo momenti diversi da quelli profani, perché in esso si dimenticano superbia, rancori e gelosie. Tutti ci sentiamo liberi, uguali, fratelli.

La qualità morale che ho più apprezzato nella Loggia è un sentimento che nella vita profana difficilmente si prova: una grande modestia.

Tutti si sentono spontaneamente umili, tanto spontaneamente che all’inizio mi stupiva il constatare come tanta modestia potesse sussistere in uomini così valenti nella loro vita profana.

Sarà l’umiltà uno dei tanti segreti massonici che ci insegnano a diventare migliori?

Mi aggrada stare in Tempio perché a volte rivivo i sogni della mia infanzia. Guardando il cielo stellato della volta ricordo la paura che provavo da ragazzino nel guardare il cielo, per il senso oscuro di infinito che mi dava, cioè “di ciò che non finisce mai”. Ora invece, sapendo che nel linguaggio massonico le stelle significano eguaglianza, l’universo non mi incute più timore. Anzi, l’immagine che il cielo ci trasmette degli astri ce li fa vedere l’uno accanto all’altro, allontanando dalla nostra mente l’idea di solitudine. Il Grande Architetto dell’Universo li guida e li conduce verso la Luce.

Tutto nel Tempio mi attira. I mattoni mi ricordano la fatica del lavoro quotidiano, e la soddisfazione che si prova quando l’opera è compiuta (o è compiuta una buona azione). Il compasso ( simbolo di virtù) mi ricorda quanto sia difficile la retta via, se non sappiamo usare bene il compasso della nostra vita. Il regolo ( che significa perfezione) è il simbolo più bello perché è il più preciso, ma anch’esso, se non è bene usato, porta al disfacimento morale dell’individuo.

Da Apprendista ho vissuto una grande esperienza spirituale, tutto mi entusiasmava, tutto mi spronava al miglioramento.

Nella Loggia trovo tanto equilibrio, rispetto e idealismo. Mi sento completamente diverso e trattato come essere umano, per il mio valore intrinseco. Non esiste prevaricazione dell’uomo sulla donna perché tutti siano utili l’uno all’altro per l’apporto e aiuto che possiamo dare: l’uomo con la forza fisica, l’intelligenza spesso assai più razionale e scientifica, la capacità di risolvere meglio i problemi pratici; la donna con l’innata intuizione la maggiore sensibilità  e lo spirito di sacrificio.

Ringrazio la splendida melagrana che è la Massoneria che ha voluto accogliermi fra i suoi chicchi e vi garantisco che ho fatto tutto il possibile per sempre sostenere degnamente i vari ruoli che mi sono stati affidati e, per la fiducia accordatem.,Quando sono stato innalzato ad incarichi di assoluta responsabilità, ho sempre tenuto presente che ogni Incarico, ogni Dignità, ogni Ufficio o altro non era che temporaneo e che un giorno avrei dovuto abbandonarlo e ciò con animo sereno senza alcun risentimento pago di aver svolto un servizio per i miei Fratelli e di aver compiuto null’altro che il mio Dovere, per il bene della Massoneria

Durante il lungo cammino della mia vita ho incontrato molte persone libere animate dalle stesse certezze, sentite, sofferte. Richiamo quindi i miei Fratelli a meditare nei Templi   la morale massonica e gli aneliti dello spirito. Ma li sprono a rendersi autori fervidi e rigorosi verso se stessi e il mondo profano che ci circonda di tutte quelle virtù civiche  che sono da sempre nostro patrimonio non alienabile che sole possono forgiare una società giusta e illuminata.

 

 R.·. C.·. 33° 

 

INTERVENTO ALLA TORNATA DEL 9 DICEMBRE E.V. A ROMA