Il compasso

Come la SQUADRA esprime il principio passivo (strumento fisso) così il COMPASSO esprime il principio attivo (strumento mobile).
La SQUADRA è il simbolo della materia (o forma) mentre il COMPASSO è assunto come simbolo dello spirito (o sostanza) e quindi del suo potere condizionante la materia.
Questo concetto è evidenziato nei lavori di Loggia dalla reciproca disposizione dei due strumenti sul Libro della Sacra Legge, nei tre gradi.

Quale strumento attivo, il COMPASSO serve a misurare il pensiero, cioè la nostra apertura mentale.
Possiamo dire che: più il compasso è aperto, più la nostra apertura mentale è ampia.
Il compasso ha due aste articolate che si riuniscono in un punto. Anche al compasso attribuiamo polarità e precisamente polarità positiva (+) e negativa (-), rispettivamente alle due aste. L’articolazione esprime l’energia equilibrante (∞).

I due strumenti (squadra e compasso) sono da usarsi insieme; il lavoro di equilibratura dei bracci della squadra e i ribaltamenti sulle diagonali (cfr. Atti del 1° seminario) si effettuano con l’ausilio del compasso.
In questo caso non ha importanza la lunghezza delle aste del compasso, in quanto la funzione é puramente geometrica.
Quando, invece, si effettuano le operazioni, di cui si parlerà in seguito, ove l’apertura del compasso significa la “nostra apertura mentale”, le aste di questo strumento debbono necessariamente essere di lunghezza uguale ai bracci equilibrati della squadra.
 
Quale misuratore del nostro pensiero, l’apertura del compasso viene ad essere commisurata, con un rapportatore interiore, alle nostre effettive possibilità.
La Massoneria, limitandone a 90° l’apertura, indica la conoscenza massima che l’uomo può raggiungere.
Il compasso si apre a 45°, nei lavori muratori dei tre gradi simbolici, a significare che la materia non é completamente dominata; ma l’operatività muratoria offre la possibilità di aprire il compasso fino a 90° , realizzando integralmente l’equilibrio tra le due forze.
Col compasso, aperto convenientemente, tracciamo dei cerchi che rappresentano la misura metafisica dell’ampiezza del nostro pensiero.
Il centro del cerchio rappresenta l’ASSOLUTO (il nostro centro di coscienza), mentre la circonferenza che descrive il compasso rappresenta il RELATIVO (il limite della nostra conoscenza).
Quando l’asta puntata sull’assoluto ha polarità positiva (+), la circonferenza sarà occupata da polarità negativa (-) e viceversa.
A questo punto si iniziano le operazioni da effettuare col compasso:
Prima operazione. Si tracciano i quarti di cerchio sul quadrato dei 4 elementi rappresentante l’uomo. Questa operazione equivale al riconoscimento qualitativo elementale, e cioè al riconoscimento della “misura” che ci é propria in ciascuno dei quattro elementi.

Nell’elemento fuoco l’apertura personale avrà una determinata ampiezza in funzione del proprio essere (costituzione interiore, di quello che ognuno é). Riconosciuta l’ampiezza si traccia il l° quarto di cerchio.
Così per l’elemento acqua , così ancora per l’elemento aria e infine per l’elemento terra .
Si avranno pertanto quattro quarti di cerchio differenziati nella loro ampiezza e che dovremo tendere a rendere uguali.
É il primo accertamento ricognitivo elementale.
 
Seconda operazione: L’operatività muratoria si prefigge di riuscire a tracciare tutti i quarti di cerchio con la stessa apertura del compasso.
Premessa a questa seconda operazione è la scelta della polarità con la quale tracciare gli archi di cerchio.
Polarità – : “Tutto l’universo é in me”
Polarità + : “Io sono tutto l’universo”

Di fatto, l’operatività muratoria si esprime dapprima nell’essere RICETTIVO (il che consiste nella ricognizione degli “elementi” in tale stato di coscienza); successivamente nell’essere PROIETTIVO (il che implica il cambio di polarità e la ricognizione degli “elementi” in questo diverso stato di coscienza). Compiuta questa sperimentazione, occorre operare la scelta della polarità, di volta in volta più confacente all’attività perseguita.
Si tratta di riconoscere se stessi, sempre meglio e sempre più in profondità, vivendo gli stati di coscienza che, mutevoli, sono la nostra possibilità di essere.
Terza operazione: Consiste nell’ottenere un cerchio tangente ai lati del quadrato
Il cerchio inscritto nel quadrato rappresenta la raggiunta Maestria.
TUTTO L’UNIVERSO É DENTRO DI NOI
Qui il compasso é aperto 60° .

Ciò comporta avere coscienza della avvenuta cristallizzazione nel quaternario ed induce ad ampliare la conoscenza di sé, fino ad ottenere che il cerchio diventi circoscritto al quadrato degli elementi.
Il cerchio circoscritto supera la già raggiunta Maestria otte­nendo un ulteriore approfondimento
NOI SIAMO TUTTO L’UNIVERSO
Qui il compasso é aperto a 90°.

Il lavoro muratorio effettuato sulla squadra ha condotto ad equilibrare i due bracci, cosicché questi sono divenuti di uguale lunghezza.
Solo al momento in cui i bracci della squadra sono divenuti lunghi uguali, si é potuto costruire il quadrato dei quattro elementi (cfr. ancora 7. 4 in Atti del 1° Seminario).
A questo punto, l’intervento del compasso integra la nostra operatività, già esercitata con l’ausilio della squadra, poiché con l’intervento dell’energia equilibrante il lavoro avviene nel mondo delle cause e non in quello degli effetti.
Ci si rende ora conto della completezza dell’istrumento COMPASSO: le aste + e – sono incernierate nel punto che esprime l’energia oo. É l’energia equilibrante quella che appartiene al Mondo delle Cause.
Rileviamo ancora che solo con l’apertura a 90° il compasso traccia i quarti di cerchio che coprono la lunghezza dei bracci equilibrati della squadra.

A questo punto soltanto il compasso aperto a 90° diventa “LA SQUADRA GIUSTA” poiché corrispondono biunivocamente i bracci della squadra alle aste del compasso e l’angolo della squadra all’angolo di apertura del compasso.
 
tratto da: http://www.montesion.it/_tavole/_Quaderni_Simbologia/_seminario2/compasso.htm